skip to Main Content
XFAB

I maker e la terza rivoluzione industriale

Chris Anderson , ex editor in chief di Wired, l’ha detto e ripetuto: il movimento dei makers è la nuova rivoluzione industriale, e non a caso si è messo in affari in quel campo, lasciando Wired per dedicarsi ad un progetto di digital fabrication.

Il movimento dei maker e l’artigianato digitale

“The maker movement” è il nome dato da Dale Dougherty a un numero sempre maggiore di persone che, al di fuori delle logiche di produzione di massa, si mettono a progettare e realizzare artigianalmente prodotti innovativi, unendo competenze e aspirazioni. Si tratta di studenti, insegnanti e autodidatti appassionati che creano gadget sofisticati, in particolare nel campo della robotica e della stampa 3D: artigianato digitale, o digital fabrication, è la parola chiave per definire questo movimento e la sua attività.
Il movimento dei maker nasce in California sotto l’influenza della cultura open-source proveniente dalla Silicon Valley e da comunità di artisti come “the burning man”. Un hackerspace, un luogo di lavoro condiviso dove persone appassionate di computer e tecnologia, s’incontrano e collaborano diventa makerspace: l’Open source non riguarda più soltanto il codice, ma si riferisce anche a realtà creative e produttive, alla concreta prototipazione di oggetti.

Nel 2000 nasce il primo Fablab (fabrication laboratory) al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT): uno spazio creativo comune, un’officina in cui imparare insieme il know-how per poter produrre e avere la possibilità di farlo. Da subito viene aperto al pubblico e reso disponibile gratuitamente agli studenti, una scelta dettata dalla cultura open-source e alla facile condivisione di progetti e tutto quello che veniva creato lì.

I Fablab, dal 2000, si sono diffusi moltissimo, e con essi la cultura di cui si fanno portavoce: questi spazi permettono di creare, progettare e produrre le proprie idee. Luoghi in cui la presenza di più individui è fondamentale, delle vere e proprie comunità dove la crescita tecnologica si muove di pari passo con il confronto delle idee.

La terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale si innesca con la combinazione delle due realtà che contraddistinguono i Fablab: artigianato e tecnologia. La logica industriale di produzione di massa si evolve verso una logica artigianale, che si fonda sulla creazione dal basso e la personalizzazione degli oggetti.
La fabbrica del passato prevedeva la produzione di una enorme quantità di cose in serie, tutte uguali tra loro, gli attuali software di progettazione tridimensionale e le stampanti 3D stanno rendendo sempre più semplice ed economicamente vantaggiosa la produzione di cose personalizzate a seconda delle richieste dei singoli acquirenti.
La logica della produzione personalizzata in realtà non era completamente sparita durante il periodo di Gloria della logica industriale, poiché in realtà caratterizzava una parte delle imprese del lusso, che hanno mantenuto viva una tradizione di artigianato e di creazione di pezzi unici, riservata però ad un’élite.
Adesso, grazie all’affermarsi del digitale, la logica artigianale si estende ben al di là del settore del lusso: ormai tutti gli utenti di applicazioni digitali sono abituati a servizi e a prodotti su misura per le loro esigenze.

Come sintetizza Chris Anderson: “La vera rivoluzione qui non è la creazione della tecnologia, ma la sua democratizzazione. È quello che accade quando è disponibile a un grande numero di persone, che hanno nuove idee, progetti innovativi e l’energia e la creatività di tutti viene guidata in una direzione. Il computer incontra la produzione e gli strumenti per progettare sono disponibili sul desktop di tutti. (…) Producendo in digitale si annullano quasi totalmente le economie di scala e c’è la possibilità di fare pochi pezzi con un costo industriale competitivo con quello della grande serie; si può produrre ovunque, il sistema digitale infatti gode di una ubiquità produttiva, il disegno CAD può essere messo in rete ovunque, scaricato ovunque e prodotto sotto casa. Terza caratteristica che rende interessante la digital fabrication è la mass customization, chi scarica il disegno può infatti modificarlo e personalizzarlo direttamente”.

Nella produzione digitale è fondamentale la stampa 3D, che rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia: un tempo i prodotti venivano realizzati mettendo insieme diverse di parti, saldate e avvitate tra loro. Ora, grazie alle stampanti tridimensionali, un prodotto viene creato con un sistema che crea un oggetto solido attraverso la sovrapposizione di diversi strati di materiale uno sull’altro. Il processo può essere portato avanti in maniera automatica, senza che sia necessario un operatore specializzato che controlli la stampante; le tecnologie di stampa permettono inoltre di realizzare prodotti anche molto elaborati, che non potevano essere costruiti con i tradizionali sistemi di produzione.

Il singolo, o meglio i piccolo gruppi, hanno tutto ciò che gli serve per essere competitivi sul mercato: la possibilità di imparare a fare grazie alla maker culture, luoghi per poter fare come Fablab e infine la tecnologia che consente di realizzare i propri progetti.

Back To Top